Noi siamo la riva

Dobbiamo presentare una richiesta all’UNESCO affinché i gesti di ospitalità nel Mar Mediterraneo e sulle sue coste siano riconosciuti come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Perché questi gesti di salvataggio, cura, accoglienza, benevolenza e tenerezza sono ciò che mantiene viva la nostra umanità presente e futura. Perché oggi è necessaria una politica comune e dissidente per la loro protezione e la loro trasmissione alle generazioni future, mentre in Europa la violenza diventa sempre più un programma di governo.

Collettivo PEROU

Elenco di salvataggio urgente

UNESCO Intangible Cultural Heritage

Modulo ICH-01

Elenco del patrimonio culturale immateriale che necessita di urgente salvaguardia

Sommario

Photographie numéro 1, Flavio Gasperini, 2021.

Informazioni Preliminari

A. Stato/i parte/i

Nessuno

N.B. : Nel 2025, i governi europei sviluppano politiche sempre più orientate alla violenza, e non all’accoglienza, nei confronti delle persone in cerca di rifugio. Questa situazione eccezionalmente grave giustifica la presente procedura, anch’essa eccezionale: un indirizzo diretto al Signor Khaled El-Enany, Direttore Generale dell’UNESCO, da parte delle comunità che oggi praticano un’ospitalità viva in Europa. La persistenza dei loro gesti, tecnici e sensibili, è infatti oggi minacciata da Stati che dovrebbero, alla luce dei diritti, dei principi e delle storie che ne costituiscono le fondamenta, difenderne la salvaguardia e la trasmissione alle generazioni future. Considerato che la Convenzione UNESCO del 2003 riconosce alle comunità piena e intera legittimità nel definire gli elementi eleggibili al Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, il Direttore Generale dell’organizzazione internazionale è in grado di comprendere la fondatezza di questo approccio e di ricevere il presente dossier, peraltro costituito qui di seguito in debita e dovuta forma. Sebbene possa apparire irregolare a chi ne consideri unicamente il percorso procedurale, poiché in base ai testi applicabili un dossier di questo tipo dovrebbe essere presentato da uno o più Stati che abbiano previamente riconosciuto l’elemento quale parte del proprio patrimonio culturale immateriale nazionale, il presente dossier risulta tuttavia solidamente fondato se se ne considerano l’oggetto — vitale per l’umanità presente e futura — e il suo destinatario, in quanto è stato elaborato da esperti dell’ospitalità viva.

B. Nome dell’elemento

I gesti dell’ospitalità viva nel Mar Mediterraneo e sulle sue coste

C. Nome delle comunità, dei gruppi o degli individui interessat

I percorsi degli esiliati oggi attraverso il Mediterraneo disegnano una geografia, dall’alto mare fino alle rive, dove si organizzano collettivi che si sforzano di salvare e curare queste vite in pericolo. Queste comunità costituiscono una moltitudine attiva con nomi e status diversi : ONG, associazioni, collettivi di abitanti, imprese private, collettività e istituzioni pubbliche, individui sparsi, o anche collettivi di rifugiati che, in particolare attraverso azioni di mutuo aiuto, contribuiscono alla vitalità di questi gesti moltiplicati che sostengono la nostra umanità presente e futura.

Photographie numéro 2, Fabian Mondl, 2021.

1. Informazioni generali sull’elemento

Per il criterio 1, gli Stati devono dimostrare che l’elemento costituisce parte integrante del patrimonio culturale immateriale come definito dall’articolo 2 della Convenzione.

1.1. Fornisci una breve descrizione dell’elemento che ne consenta la presentazione a lettori che non lo hanno mai visto o non ne hanno mai fatto esperienza. (Massimo 360 parole)

I gesti dell’ospitalità viva designano l’insieme delle azioni, talvolta modeste, spesso decisive, attraverso le quali delle persone oggi si rendono presenti senza condizioni ad altre vite in pericolo, in alto mare e fino alle rive europee in particolare. Si tratta di gesti concreti che vengono inventati e reinventati in un momento in cui gli shock climatici e geopolitici costringono innumerevoli persone a fuggire dall’invivibile. Sono gesti che consistono nell’andare incontro ai naufraghi, sorridere e abbracciarli per dare loro il benvenuto, offrire un riparo, una coperta, condividere il cibo, curare una ferita, ascoltare, orientare, sostenere, tradurre. Sono gesti che rientrano in una certa arte della relazione : andare incontro e accogliere senza condizioni ; riconoscere nel diverso una vita assolutamente uguale ; permettere a una storia di essere raccontata, a un silenzio di farsi strada.

Sono gesti che nascono in alto mare, su un marciapiede, in un terreno incolto, in una brughiera, così come all’interno di spazi associativi o professionali dedicati alla cura, all’accompagnamento, alla consulenza. Sono sguardi, mani, parole che trasformano situazioni di ostilità in spazi e tempi vivibili. Sono corpi che costruiscono, a volte con la sola forza della loro presenza, luoghi di vita che proteggono, collegano, riorganizzano ciò che era disperso. Sono gesti che creano un’urbanità, spesso inaspettata, a volte duratura, fatta innanzitutto di benevolenza e amicizia.

I gesti dell’ospitalità viva costruiscono soglie di grande bellezza, focolari accoglienti, rifugi sicuri, percorsi e orizzonti. Collegano chi accoglie e chi arriva in un unico movimento di sopravvivenza, nella stessa intensità di vita. Ogni gesto, per quanto piccolo, contribuisce a mantenere la continuità del mondo là dove esso minaccia di disgregarsi. In questo senso, i gesti di ospitalità viva sono un modo preciso per costruire : luoghi, legami, possibilità, respiro, futuro. In un momento in cui le migrazioni contemporanee segnano la fine delle nostre distanze, questi gesti creano un comune in cui ogni vita, in questo XXI secolo, può trovare sostegno per attraversare, riprendere, ricominciare, sognare ancora.

1.2. Chi sono i detentori e i praticanti dell’elemento ? Esistono ruoli specifici, in particolare legati al genere, o categorie di persone con responsabilità particolari riguardo alla pratica e alla trasmissione dell’elemento? Se sì, chi sono queste persone e quali sono le loro responsabilità ? (Massimo 120 parole)

I praticanti dell’ospitalità viva formano un gruppo eterogeneo. Si tratta di abitanti, rifugiati, collettivi, associazioni, soccorritori, operatori sanitari, assistenti sociali che sostengono vite in movimento e in pericolo con azioni concrete : salvare, curare, dare rifugio, nutrire, orientare, ascoltare, proteggere, sostenere, accompagnare. Alcuni operano in modo indipendente e autonomo, altri all’interno di strutture pubbliche di accoglienza che mantengono, adattano, prolungano o reinventano. Costituiscono una comunità senza contorni né identità, una moltitudine senza gerarchia, un collettivo legato dal percorso di persone che cercano proprio qui una vita migliore. I loro interventi, sparsi e articolati nel tempo, creano una continuità che rende il mondo attraversabile, respirabile.

1.3. Come vengono trasmessi oggi le conoscenze e le competenze relative a questo elemento ? (Massimo 120 parole)

I gesti dell’ospitalità viva si imparano spesso attraverso il contatto con le situazioni, l’osservazione, l’imitazione e l’apprendistato informale. Si trasmettono generalmente nella quotidianità e nell’azione collettiva. All’interno di organizzazioni specializzate come ONG, associazioni, servizi pubblici e ospedalieri, questi gesti fanno parte di processi di formazione più specifici e continui. Un modo di agire o di ascoltare, un protocollo di intervento di emergenza o di assistenza a lungo termine vengono quindi trasmessi tanto attraverso le pratiche, i racconti, le esperienze comuni quanto attraverso manuali tecnici e formazioni specializzate. Le conoscenze e le competenze in materia fanno quindi parte di una cultura diffusa, fragile ma radicata, sostenuta in particolare dagli esiliati che molto spesso ne conservano un ricordo preciso.

1.4. Quali funzioni sociali e significati culturali ha attualmente l’elemento per le comunità interessate ? (Massimo 240 parole)

Dal punto di vista sociale, essi compensano senza dubbio l’assenza di politiche di accoglienza, ma soprattutto, in quanto gesti pionieristici portati avanti di fronte a movimenti migratori senza precedenti, delineano le politiche per il XXI secolo : garantiscono a chiunque provenga da altrove sicurezza, assistenza, conforto, orientamento, definendo così i termini, i luoghi e le nuove attrezzature di un qui aperto alla moltitudine. Allo stesso tempo, rafforzano i legami locali, rivelando o addirittura risvegliando solidarietà diffuse, trasformando sconosciuti in alleati, vicini in collettivi, luoghi anonimi in ambienti potenti. Riorganizzano le relazioni tra abitanti, istituzioni, territori e, così facendo, creano le condizioni per un mondo desiderabile in futuro.

Dal punto di vista culturale, essi esaltano le nostre radici, ci ricollegano alle poesie antiche, ci riavvicinano ai racconti fondatori, a quella pace ancestrale conclusa con lo straniero, che ha dato inizio alla nostra storia. Tuttavia, non si tratta di una riproduzione, ma dell’attualizzazione di atti millenari in un momento di crisi radicale ed ecologica, che ci espone alle nostre interdipendenze globali, alle nostre vicinanze fino ad allora impensabili. Sono la storia immemorabile di una persona che accoglie un’altra, riscritta in un mondo contemporaneo in cui l’altro non è più di passaggio, ma si rivela definitivamente residente. Questi gesti che consistono nel far vivere tra noi la vita dell’altro disegnano un mondo la cui storia non è ancora stata scritta. I gesti di ospitalità viva si presentano quindi oggi nel Mediterraneo e sulle sue rive come la promessa, fragile ma cruciale, di un mondo futuro, comune e plurale, di uno splendore singolare, non ancora descritto.

1.5. Lo Stato o gli Stati parti possono confermare che nulla in tale elemento è incompatibile con gli strumenti internazionali esistenti in materia di diritti umani ? (Massimo 60 parole)

I gesti di ospitalità attiva sono pienamente in linea con lo spirito e la lettera dei testi internazionali più fondamentali, che affermano la dignità di ogni persona umana, il diritto alla vita e alla sicurezza e il principio di non discriminazione. Essi non violano alcun quadro giuridico internazionale, ma, al contrario, ne attualizzano i valori fondamentali in situazioni concrete.

1.6. Lo Stato o gli Stati parti possono confermare che nessun aspetto dell’elemento può essere percepito come incompatibile con l’esigenza del rispetto reciproco tra comunità, gruppi e individui? (Massimo 60 parole)

I gesti di ospitalità viva si basano proprio sul riconoscimento dell’altro, della sua dignità e integrità. Non implicano né assimilazione forzata, né imposizione culturale, né gerarchia tra chi accoglie e chi arriva, ma creano relazioni basate sull’attenzione e la reciprocità. Rafforzano quindi il rispetto reciproco, con i fatti.

1.7. Lo Stato o gli Stati parti possono confermare che nessun aspetto dell’elemento può essere considerato incompatibile con il requisito dello sviluppo sostenibile ? (Massimo 60 parole)

I gesti di ospitalità attiva rientrano in una logica di cura delle persone e dell’ambiente. Si basano sulla conservazione delle risorse umane, sociali e territoriali, rafforzando la solidarietà, la resilienza e la capacità collettiva di adattamento. Contribuiscono quindi attivamente agli obiettivi di sviluppo sostenibile, favorendo l’adattamento delle società umane alle crisi ecologiche ed esistenziali in corso.

1.8. Esistono pratiche consuetudinarie che regolano l’accesso a questo elemento ? In caso affermativo, descrivere eventuali misure specifiche messe in atto per garantirne il rispetto. (Massimo 60 parole)

Non esistono, in senso stretto, pratiche consuetudinarie formalizzate che regolano l’accesso ai gesti di ospitalità viva. Questo patrimonio culturale immateriale non è soggetto a un codice o a un protocollo prescritto ; è radicato in usi situati, atteggiamenti collaudati, norme implicite di cura che emergono in contesti di mobilitazione a favore di persone in situazioni di vulnerabilità.

Photographie numéro 3, Stefano Belacchi, 2023.

2. Necessità di salvaguardia urgente

Per il criterio 2, gli Stati devono dimostrare che l’elemento necessita di una salvaguardia urgente perché la sua sopravvivenza è in pericolo, nonostante gli sforzi compiuti dalla comunità, dal gruppo o, se del caso, dagli individui e dallo Stato o dagli Stati parti interessati.

Descrivi l’attuale livello di sostenibilità dell’elemento descrivendo le minacce che gravano sulla sua trasmissione e pratica. (Massimo 360 parole)

La sostenibilità dei gesti di ospitalità viva e la loro trasmissione alle generazioni future sono oggi minacciate da una convergenza di fattori politici e culturali.

Una prima minaccia deriva dalla loro crescente criminalizzazione. In molti contesti europei, accogliere uno straniero, ospitare una persona senza documenti o prestarle assistenza sono atti assimilati a reati. Questa criminalizzazione trasforma un gesto di rara bellezza in un atto sospetto, interrompendo la catena di trasmissione : ciò che non può più essere fatto apertamente è molto più difficile da insegnare.

La normalizzazione della sicurezza nelle nostre società aggrava questa minaccia. La paura — dell’altro, delle carestie, del collasso — è alimentata come modalità di governo contemporanea. Produce soggettività trincerate per le quali un gesto di ospitalità può rivelarsi un rischio piuttosto che una forza. Ciò alimenta l’ascesa di movimenti e governi di estrema destra in Europa, i cui programmi hanno in comune passioni identitarie e odio verso lo straniero. Diventa quindi comune pensare che offrire ospitalità significhi tradire una cultura, un’identità, un popolo. Anche il linguaggio ne è contaminato : le parole dell’ospitalità sono squalificate come ingenue, pericolose, ideologiche ; al contrario, rifiutare, escludere, respingere assumono il significato di atti responsabili.

Le minacce assillano coloro che, nonostante tutto, continuano a praticare l’ospitalità in modo attivo e dissidente. La fragilità dei luoghi e dei tempi, la scomparsa degli spazi comuni, la precarietà economica del settore associativo generano uno scoraggiamento che caratterizza l’epoca contemporanea. I gesti rischiano di diventare meno sicuri. La consapevolezza della loro grandezza rischia di spegnersi. Le rappresentazioni stesse sono compromesse : presto, nel linguaggio comune degli ospitalieri, rimarrà solo l’idea di un « dovere di ospitalità », quindi di un onere che si imporrebbe a loro, a noi. Un fardello, un debito. Trasmettere un debito non può costituire un programma : noi, che viviamo l’ospitalità, presto non avremo più le risorse per pensare alla grandezza dei nostri gesti e, quindi, alla loro possibile condivisione, alla loro necessaria perpetuazione. Questo richiede un intervento urgente : siamo senza dubbio allo stremo delle forze.

Photographie numéro 4, Johanna De Tessieres, 2024.

3. Piano di salvaguardia

Per il criterio 3, gli Stati devono dimostrare che è stato elaborato un piano di salvaguardia che consenta alla comunità, al gruppo o, se del caso, agli individui interessati di continuare a praticare e trasmettere l’elemento.

3.1. Quali sono gli obiettivi principali perseguiti ? (Massimo 240 parole)

I gesti di ospitalità nel Mar Mediterraneo e sulle sue coste richiedono oggi conoscenze, competenze e abilità specifiche : colpiti da sconvolgimenti ecologici e geopolitici senza precedenti, stiamo inventando proprio qui un nuovo repertorio di relazioni. Perché il migrante non è più di passaggio, ma si presenta come residente ; perché il migrante non è più esclusivamente l’altro, ma potenzialmente tutti noi che affrontiamo gli sconvolgimenti del mondo. Le lingue mormorano nuove storie comuni che solo gesti sicuri di soccorso, benevolenza, amicizia possono far sbocciare e fiorire.

Un piano di salvaguardia deve quindi rinnovare il repertorio delle rappresentazioni dei gesti di ospitalità viva : essi si inventano nell’urgenza, ma sono anche pionieri di mondi futuri, possibilmente di grande bellezza. È quindi necessario proporre una nuova scrittura della loro storia, far risuonare la loro portata, il loro status di tesoro per le generazioni future.

Un piano di salvaguardia di questi gesti deve contribuire contemporaneamente alla cura di coloro che li compiono. È necessario inventare un movimento di gratitudine senza precedenti nei loro confronti. È quindi necessario concordare altri modi per mobilitare le persone intorno a loro : non attraverso il senso di colpa, ma affermando che offrire ospitalità significa costruire qualcosa di grande insieme. Un piano di salvaguardia deve quindi convincere che, lungi dall’essere un peso, questi gesti sono « portanti », come si dice in architettura, e che l’abitabilità dei mondi futuri dipende da essi.

3.2. Quali saranno le principali attività intraprese per raggiungere questi obiettivi ? (Massimo 240 parole)

Dobbiamo costituire un archivio di questi gesti per renderli indelebili. Dobbiamo ampliare la collezione fotografica abbozzata il 18 e 19 dicembre 2025 a Marsiglia con SOS Méditerranée e arricchirla con i fondi lasciati in eredità da coloro che, in mare e sulle coste, offrono ospitalità concreta. Dobbiamo costituire questa collezione come contesto formativo, rivolto sia ai professionisti che al grande pubblico. Dobbiamo creare un luogo di archiviazione e formazione di questo tipo, prima a Marsiglia e poi in tutta la regione.

Dobbiamo sviluppare luoghi di cura — psicologica, somatica — rivolti agli operatori marittimi e terrestri dell’ospitalità. Dobbiamo ascoltare la loro vulnerabilità, i loro tremori, i loro traumi, e mobilitare tutte le competenze per mantenere il loro respiro ampio, per ridare loro il fiato necessario. Dobbiamo creare un luogo di cura pionieristico di questo tipo, prima a Marsiglia, poi in tutta la regione.

Dobbiamo mobilitare progettisti e studenti di tutte le discipline per creare gli strumenti necessari alla perpetuazione di questi gesti. È necessario varare il Navire Avenir e sviluppare gli elementi di design, suono, grafica, cucina e diritto presentati il 18 e 19 dicembre 2025 a Marsiglia. Dobbiamo realizzare molti altri strumenti e, a tal fine, organizzare residenze di ricerca e creazione dedicate all’equipaggiamento degli operatori marittimi e terrestri. Dobbiamo creare un luogo di ricerca e creazione di questo tipo, prima a Marsiglia e poi in altri luoghi.

3.3. Fornire un calendario delle attività proposte.

Questo processo è già iniziato, a Marsiglia e dintorni. E non deve interrompersi.

3.7. Organismo/i competente/i coinvolto/i nella salvaguardia dell’elemento

3.7.1. Indicare il nome, l’indirizzo e i recapiti dell’organismo o degli organismi competenti e, se del caso, il nome e il titolo della persona o delle persone incaricate a livello locale della gestione della salvaguardia dell’elemento.

3.7.2. Descrivere l’organismo o gli organismi competenti incaricati a livello locale della gestione della salvaguardia dell’elemento e le risorse umane disponibili per l’attuazione del piano di salvaguardia. (Massimo 240 parole)

PEROU è un’associazione senza scopo di lucro creata il 1o ottobre 2012 dal politologo e artista Sébastien Thiéry e dal giardiniere e poeta Gilles Clément. L’associazione è oggi presieduta dal critico cinematografico Jean-Michel Frodon. Da allora l’associazione riunisce creativi di diverse discipline per sostenere e aiutare coloro che rendono viva l’ospitalità, sviluppando progetti di ricerca e creazione in situ. Questi progetti sono riconosciuti a livello internazionale, presentati in numerose istituzioni, in particolare in Francia, pubblicati e insegnati in numerose scuole di arte, design, architettura e scienze umane.

NAVIRE AVENIR è un’associazione senza scopo di lucro creata il 1o novembre 2021 a Marsiglia dai membri di varie organizzazioni impegnate nella progettazione di Navire Avenir : Associazione degli utenti della PADA, SOS Méditerranée, Pilotes Volontaires, Assistance Publique - Hôpitaux de Marseille, PEROU. Oggi è presieduta dal creatore sonoro Jean-Baptiste Lévêque, membro del collettivo Les Petits Déj’s solidaires a Parigi. Attualmente sta sviluppando a Marsiglia i tre assi del piano di salvaguardia dei gesti di ospitalità viva in stretta collaborazione con numerose organizzazioni del territorio : scuole, istituzioni, associazioni, collettivi.

3.8. Contrassegnare la casella per indicare se si richiede assistenza finanziaria e/o un servizio dell’UNESCO per il piano di salvaguardia (se si richiede assistenza finanziaria e/o un servizio dell’UNESCO, compilare il modulo ICH-04).

Chiediamo l’assistenza finanziaria dell’UNESCO per attuare il piano di salvaguardia dei gesti di ospitalità viva e, in particolare, per creare la Navire Avenir, nave pioniera di una flotta di pace che dovrà anche battere bandiera dell’UNESCO.

Photographie numéro 5, Anthony Jean, 2023.

4. Partecipazione delle comunità al processo di candidatura e consenso

4.2. Organismi comunitari o rappresentanti interessati.

Photographie numéro 6, Claire Juchat, 2023.

5. Inventario

Per il criterio 5, gli Stati devono dimostrare che l’elemento è stato identificato e figura in un inventario del patrimonio culturale immateriale presente sul territorio dello Stato o degli Stati parti richiedenti, in conformità con gli articoli 11 e 12 della Convenzione.

Nessuno

N.B. : Il presente fascicolo informativo, presentato all’UNESCO nel 2026, sarà reso disponibile a qualsiasi Stato che desideri utilizzarlo per iscrivere i gesti di ospitalità viva nel proprio patrimonio nazionale. Se ciò non é ancora avvenuto, non è perché le comunità lo considerino svantaggioso, ma impossibile. Fino a prova contraria.

Photographie numéro 7, Claire Juchat, 2022.

6. Elenco riassuntivo del materiale audiovisivo

10 immagini fisse :

N.B. : Le 10 immagini qui presentate sono state selezionate da 100 membri delle comunità invitati a farlo il 18 e 19 dicembre a Marsiglia, passando in rassegna un archivio di 100 immagini di SOS Méditerranée. Abbiamo deciso di limitarci a un archivio fotografico dei gesti osservati in alto mare, poiché questi costituiscono l’intero repertorio dei gesti che si svolgono sulla costa. Ciò è attestato dalle 10 categorie associate alla presentazione dell’archivio di questi gesti il 18 e 19 dicembre 2025 a Marsiglia :

  • Andare (verso)
  • Soccorrere
  • Sostenere
  • Curare – Ospitare
  • Nutrire
  • Ascoltare
  • Orientare
  • Condividere
  • Abbracciare.

Le 10 immagini selezionate da questo gruppo di esperti dell’ospitalità vivente sono state svelate venerdì 19 dicembre proprio sulle rive del Mar Mediterraneo. Sono state realizzate da (nell’ordine di presentazione nel dossier) :

  1. Flavio Gasperini, 2021 ;
  2. Fabian Mondl, 2021 ;
  3. Stefano Belacchi, 2023 ;
  4. Johanna De Tessieres, 2024 ;
  5. Anthony Jean, 2023 ;
  6. Claire Juchat, 2023 ;
  7. Claire Juchat, 2022 ;
  8. Sébastien Thiéry, 2024 ;
  9. Flavio Gasperini, 2021 ;
  10. Javier Alvarez, 2025.

1 filmato della durata di 5-10 minuti :

La messa in forma di questo indirizzo all’UNESCO nasce da una necessità imperiosa : scrivere tutt’altra storia di ciò che accade oggi, al fine di aprire la prospettiva di un futuro molto più respirabile. Questo non può avvenire per mezzo di una sola istruzione, per quanto accurata e fondata essa sia. Non bisogna, e non bisognerà mai, smettere di scrivere e riscrivere collettivamente le potenzialità dei nostri tempi presenti, per rendere pensabile e possibile una certa splendidezza dei tempi a venire. Proponiamo dunque di mantenere aperto, e in perpetuo lavoro, il capitolo cinematografico di questa istruzione : il 10 gennaio 2026 presentiamo un primo film per l’UNESCO, come un protocollo — un primo oggetto elementare, lacunoso, che chiama una moltitudine di altri racconti, testi, lingue, rappresentazioni. Pubblicando questo film, formuliamo simultaneamente un appello a mille altri film per l’UNESCO, della durata di 5–10 minuti, volti a rendere manifesta la bellezza e la portata dei gesti dell’ospitalità viva nel Mar Mediterraneo e sulle sue rive. Così speriamo di provocare processi di ricerca all’interno delle scuole di cinema, attivare la mobilitazione di cineasti di qui e d’altrove, suggerire nuove idee di programmazione all’interno dei festival cinematografici, nutrendo così una scrittura nuova, almeno fino a quando questo futuro respirabile non avverrà.

Questo primo film qui pubblicato, intitolato Noi Siamo la Riva, è stato realizzato in collaborazione con Anna Recalde Miranda (immagini) e Jean-Baptiste Lévêque (suoni). Esso dà voce al testo Des Actes. À Calais et tout autour (Degli atti. A Calais e tutt’intorno), repertorio costituito dal PEROU tra il 2015 e il 2017 in collaborazione con Antoine Hennion, Amélie Coster e Jean Torrent, pubblicato nel 2018 da Post-Éditions e nel 2020 dalle edizioni Gasoline. Il film porta in immagine un certo numero di convitati riunitə il 18 e 19 dicembre 2025 a Marsiglia per selezionare le 10 immagini per l’UNESCO.

Photographie numéro 8, Sébastien Thiéry, 2024.

7. Corrispondenza

Photographie numéro 9, Javier Alvarez, 2024.

Allegato 1 Materiale di consenso

Photographie numéro 10, Flavio Gasperini, 2021.

Allegato 2 Bibliografia

La bibliografia proposta offre un approccio all’ ospitalità come oggetto scientifico trasversale, situato all’incrocio tra filosofia politica, antropologia, diritto, sociologia e studi migratori. Non tratta l’ospitalità come un valore morale astratto, ma come una pratica sociale, politica e culturale strutturante, storicamente situata e profondamente conflittuale.

Questo corpus evidenzia una tensione costitutiva, centrale nei lavori recensiti : quella che oppone l’ospitalità come esigenza etica incondizionata e l’ospitalità come regime politico e giuridico condizionato. Questa tensione è analizzata non come un’aporia, ma come il motore stesso dei dibattiti contemporanei sull’accoglienza degli stranieri.

La coerenza scientifica della bibliografia si basa anche su un cambiamento di prospettiva : dall’ospitalità come principio normativo all’ospitalità come insieme di pratiche concrete, situate e incarnate. Un posto centrale è riservato alle forme di ospitalità domestica, urbana e collettiva, alle reti di solidarietà, alle città santuario, nonché alle pratiche di disobbedienza civile e alla loro criminalizzazione. L’ospitalità appare come un know-how sociale, spesso portato avanti da attori non statali, che produce forme comuni e alternative di normatività.

Gli spazi di frontiera, e in particolare il Mediterraneo, occupano una posizione strutturale nel corpus. Essi sono analizzati come laboratori contemporanei di ospitalità in cui si manifestano sia il crollo dei dispositivi istituzionali di accoglienza sia l’invenzione di pratiche di solidarietà transfrontaliere. Questi territori sono affrontati non come margini, ma come luoghi centrali per comprendere le attuali trasformazioni delle società europee.

Infine, questa bibliografia articola costantemente ospitalità, solidarietà e responsabilità, evitando così una riduzione compassionevole o strettamente giuridica dell’accoglienza. Essa apre la strada a una comprensione dell’ospitalità come pratica culturale viva, trasmessa, reinterpretata e riattivata in contesti sociali e storici diversi.

In quanto tale, questo corpus costituisce una solida base scientifica per considerare il riconoscimento dei gesti di ospitalità viva nel Mar Mediterraneo e sulle sue rive come una pratica sociale contemporanea fondamentale, che rientra pienamente nel campo del patrimonio culturale immateriale, ai sensi della Convenzione del 2003.

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La creazione di questa piattaforma, presentata il 6 gennaio 2026 ad Agrigento, è stata resa possibile dall’impegno volontario di numerosissimi cittadini europei, dall’accoglienza generosa di questa assemblea di lavoro da parte di circa sessanta istituzioni culturali europee e dal sostegno di Agrigento 2025, Capitale italiana della cultura.

Ministero della Cultura Agrigento 2025 Capitale Italiana della Cultura Regione Sicilia Citta Agrigento

Crediti

  • Testi: Sébastien Thiéry.
  • Grafica: Thomas Huot-Marchand.
  • Sviluppo web: Benjamin Menant.
  • Foto (escluse 10 immagini fisse in 6.)
    Marsiglia, 19 dicembre 2025, Antonia Machayekhi, Julie Guibert, Sébastien Thiéry.